Ho sempre amato l'inverno.
Penso che questa stagione racchiuda in se il vero spirito di un anno perchè da una parte rappresenta la conclusione, ma dall'altra è la porta d'ingresso di un nuovo inizio.
La conslusione perchè con lui tutto ha fine, tutto viene congelato come in un lungo istante, ogni cosa viene ricoperta dal suo manto, ogni cosa sembra immobilizzata come a trattenere un lungo respiro prima
del balzo finale.
Ma è anche la porta per un nuovo inizio, perchè è proprio grazie a lui che la vita riprende vigore e slancio per una nuova stagione.
E' proprio quella coperta così candida che rende possibile il miracolo della nuova nascita.
Personalmente vedo questo momento come l'attimo ideale per riflettere. La luce diurna lascia il posto in fretta alle ombre della sera.
I movimenti sono furtivi e veloci.
Tutto è solitudine e silenzio: i presupposti ideali per la riflessione.
Questi tre termini, solitudine, silenzio e riflessione, sono un po' i grandi assenti degli ultimi anni. La solitudine è ormai impossibile
da ottenere, così sempre circondati da cose da fare e persone da vedere, impegni da rispettare, sempre e comunque a contatto, visivo o fisico, con qualuno.
Persone che ti urtano, che ti toccano, che invadono il tuo spazio vitale, quello spazio che garantisce il quito vivere.
In questo contesto è evidente che
il silenzio è un lontano ricordodi tempi ancestrali. Continuamente assediati da urli, spot, schiamazzi di ogni genere, macchine e ronzii; potremmo quasi dire che
dal momento della nascita è l'orecchio, al pari del cuore, l'organo che non smette mai di funzionare.
Il risultato di tutto questo è che oggi fermarsi a riflettere in senso lato è diventato un lusso.
Un lusso pari all'avere del tempo libero per se stessi, da dedicare alla propria persona.
Il futuro non è certo benevolo in questo senso, l'andamento infatti è sempre più verso un'alienazione completa dell'uomo al lavoro, agli impegni, alla vita sociale, togliendo
quello che invece è essenziale: l'individualità.
If we had no winter, the spring would not be so pleasant: if we did not sometimes taste of adversity, prosperity would not be so welcome.
Anne Bradstreet, 'Meditations Divine and Moral'